Congedo parentale: due parole che per un neogenitore sono spesso un mix di sollievo e confusione.
Mentre la gioia per l'arrivo di un figlio è immensa, le domande pratiche su come conciliare lavoro e famiglia diventano ingombranti. Come funziona il congedo parentale in Italia? Come si divide fra genitori? Quanto dura?
La normativa è in continua evoluzione, e spesso non è facile orientarsi. Molte persone, inoltre, non sanno che le tutele di legge sono solo il punto di partenza. Le aziende più all’avanguardia usano il congedo parentale come base per costruire policy di welfare molto più ampie a sostegno della genitorialità.
Approfondiamo il tema in questo articolo.
LAVORARE IN DE NORA
Vuoi lavorare in un’azienda attenta al benessere delle persone?Candidati ed entra in De Nora.
1. Cos'è il congedo parentale e come funziona
Un’azienda realmente promotrice di wellbeing supporta i suoi collaboratori in ogni momento della loro vita, soprattutto nei periodi di transizione in cui le persone hanno bisogno di riequilibrare vita privata e lavorativa. Diventare genitori è, forse, il più significativo di tutti.
In Italia, il sostegno alla genitorialità è garantito dalla legge attraverso una serie di tutele, di cui il “congedo parentale” è una delle principali.
A differenza dei congedi di maternità (obbligatorio per la madre) e di paternità (obbligatorio per il padre), il congedo parentale è una tutela aggiuntiva che prevede un periodo di astensione facoltativa dal lavoro, suddivisibile tra entrambi i genitori (lavoratori dipendenti) per prendersi cura del bambino nei suoi primi 14 anni di vita, secondo l’aggiornamento INPS del 2026 che riguarda i soli lavoratori dipendenti. Per le altre categorie resta il limite di 12 anni.
Vediamo le principali caratteristiche secondo la normativa INPS.
- Quanto dura in totale? Il limite complessivo è di 10 mesi da ripartire tra madre e padre. Questo limite però sale a 11 mesi se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi.
- Come si divide tra i genitori?
- La madre può fruire di massimo 6 mesi (dopo il congedo di maternità obbligatorio).
- Il padre può fruire di massimo 6 mesi, che diventano 7 mesi nel caso si applichi l'estensione a 11 mesi.
- Il genitore "solo" (ad esempio per affido esclusivo) ha diritto a 11 mesi di congedo.
- Fino a quando si può usare? Il congedo può essere fruito (tutto insieme o frazionato, anche in singole ore) fino al compimento dei 14 anni del figlio.
- Quanto spetta di retribuzione? La percentuale varia in base al periodo usufruito: 9 mesi sono indennizzati al 30% della retribuzione, mentre i primi 3 mesi possono essere indennizzati all'80% (se il figlio è nato dopo il 31 dicembre 2024 e il congedo viene fruito entro i primi 6 anni di vita). Per maggiori dettagli, consulta la pagina ufficiale INPS dedicata al congedo parentale.
1.1 Il congedo parentale per il padre
La normativa italiana ha fatto passi importanti per promuovere un bilanciamento più equo delle responsabilità di cura tra genitori.
Il padre lavoratore dipendente ha diritto a un congedo parentale (di massimo 6 o 7 mesi, come indicato in precedenza), indipendentemente dal fatto che la madre stia lavorando o sia in congedo a sua volta.
Inoltre, è fondamentale ricordare che questa misura si aggiunge al congedo di paternità obbligatorio, un diritto distinto della durata di 10 giorni (da fruire nei primi 5 mesi di vita del figlio), retribuito al 100%.
2. Oltre l'INPS: il ruolo dell'azienda
Il tema del sostegno alla genitorialità è tra i più considerati dalle nuove generazioni, come riportato dall’analisi Welfare Index 2024 di Generali.
Mentre la legge si limita a definire delle regole di base, le aziende che vogliono attrarre e trattenere talenti, costruiscono un sistema di welfare molto più solido e attento ai bisogni e al benessere delle proprie persone.
Se il congedo parentale è già stabilito (e pagato) per legge, in che modo l’azienda può essere di supporto?
De Nora, per esempio, ha introdotto una policy che integra il congedo obbligatorio con la possibilità di trascorrere altri cinque mesi in full remote.
Vediamo qualche altro esempio dell’azienda a sostegno delle proprie persone:
- giorni di congedo parentale aggiuntivi;
- permessi giornalieri per l’allattamento;
- contributi economici per i figli a carico;
- percorsi di formazione sulla genitorialità;
- politiche di flessibilità lavorativa, come lo smart working. Ai neogenitori vengono concessi giorni aggiuntivi in questa modalità;
- piani di re-onboarding per un rientro graduale.
Per un neogenitore, avere alle spalle un’azienda che promuove queste iniziative ha una valenza enorme: significa poter lavorare in un contesto che non si limita a tutelare la genitorialità ma la riconosce, la sostiene e la valorizza.
LAVORARE IN DE NORA