La formazione continua in tema di sicurezza per le persone che lavorano è essenziale per mitigare sia i rischi fisici sia quelli informatici, poiché trasforma i lavoratori da potenziali punti di “vulnerabilità” in protagonisti attivi della prevenzione.
Non si parla solo di garantire continuità della formazione, ma di promuovere una cultura della sicurezza che la valorizzi come uno strumento concreto di tutela più che come un mero adempimento burocratico.
Scopriamo di più nell’articolo.
ISCRIVITI A OPEN
Vuoi scoprire di più su De Nora? Iscriviti per ricevere tutti gli aggiornamenti
1. Formazione e sicurezza sul lavoro: una correlazione diretta
La formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro è un obbligo legale imposto, in Italia, dal D.Lgs. 81/2008 e dai relativi accordi Stato-Regioni. Apprendere procedure, prassi e comportamenti per lavorare in sicurezza è lo strumento primario per poter identificare, ridurre e gestire i rischi.
L'importanza della formazione risiede nel fatto che, anche in presenza di difese tecnologiche o strutturali solide, la sicurezza dipende in larga misura dal comportamento umano, come abbiamo visto anche all’articolo “Misure di prevenzione sul lavoro: 4 errori comuni”.
I dati internazionali confermano questa correlazione. Secondo il report "Engineering Safer Workplaces" del Lloyd's Register Foundation World Risk Poll, realizzato in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), chi ha ricevuto una formazione sulla sicurezza negli ultimi due anni ha una probabilità più che tripla di riconoscere e segnalare un infortunio sul lavoro rispetto a chi non l'ha mai ricevuta. Eppure, su scala globale, quasi due terzi della forza lavoro non ha mai fatto questo tipo di formazione: un margine enorme su cui le aziende possono ancora intervenire.
Con la formazione si possono mitigare due tipi di rischi:
1. Rischi fisici: tutto ciò che riguarda la sicurezza fisica delle persone che lavorano. Dalla conoscenza dei pericoli alla corretta adozione dei DPI (dispositivi di protezione individuale), fino alla corretta adozione delle procedure e alla gestione delle emergenze.
2. Rischi informatici: tutto ciò che riguarda la sfera digitale del lavoro. Gli attacchi informatici sfruttano spesso la vulnerabilità umana, e anche qui i numeri parlano chiaro: secondo il "Phishing by Industry Benchmarking Report 2025" di KnowBe4 - basato su 67,7 milioni di simulazioni condotte su 14,5 milioni di utenti in tutto il mondo - una formazione costante riduce la percentuale di dipendenti vulnerabili al phishing del 40% già nei primi 90 giorni, fino all'86% dopo un anno. La formazione "cyber" rappresenta quindi un elemento fondamentale di una solida strategia di sicurezza informatica.
2. Sicurezza sul lavoro e formazione obbligatoria: il nuovo accordo Stato-Regioni
Il nuovo Accordo Stato-Regioni ha accorpato, rivisitato e modificato tutte le normative precedenti sulla formazione in materia di sicurezza, creando di fatto un nuovo testo unico che introduce cambiamenti sostanziali per le aziende. Ecco le novità più impattanti.
• Aumento delle ore di formazione per lavoratrici e lavoratori: la durata minima complessiva della formazione per chi lavora è aumentata. Sommando la formazione generale (4 ore) a quella specifica, i nuovi minimi sono:
◦ persone che operano in rischio basso: 8 ore totali;
◦ persone che operano in rischio medio: 12 ore totali;
◦ persone che operano in rischio alto: 16 ore totali.
• Aggiornamento biennale per i preposti: si tratta di una delle modifiche più significative. La frequenza dell'aggiornamento per i preposti (lavoratori e lavoratrici che sovrintendono e vigilano sul rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro) passa da quinquennale a biennale, per una durata minima di 6 ore. I preposti la cui ultima formazione risale a più di 2 anni prima dell’entrata in vigore del nuovo accordo devono completare l’aggiornamento entro 12 mesi.
• Verifica dell’efficacia sul campo: la conformità non si ferma più al rilascio di un attestato. Viene introdotto l’obbligo per il datore di lavoro di verificare non solo l’apprendimento al termine del corso, ma anche l’efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa. La sicurezza passa quindi da un test teorico a una verifica pratica e continua sul campo.
3. Formazione e sicurezza: spazio al serious game
Per rompere gli schemi della formazione tradizionale e coinvolgere la popolazione aziendale, si sono affermate nuove metodologie come la gamification: l'applicazione di elementi tipici del gioco (punti, livelli, classifiche…) in contesti non ludici per raggiungere obiettivi educativi.
La gamification applicata alla sicurezza ha lo scopo specifico di migliorare l’apprendimento di temi ostici e delicati, fornendo alle persone la possibilità di sperimentare in prima persona le procedure di sicurezza in un ambiente sicuro, rendendo così i concetti facili da ricordare.
I cosiddetti “serious games” sono simulazioni digitali che sfruttano l’ingaggio e l’intrattenimento del gioco a scopo educativo. Secondo un'indagine condotta da AiFOS (Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro), l'uso di queste tecniche porta benefici tangibili:
- migliore apprendimento
- maggiore coinvolgimento;
- maggiore gradimento dei corsi;
- potenziamento delle dinamiche di squadra (team building).
Questi strumenti permettono di simulare scenari di rischio in un ambiente sicuro, dove l’errore è un momento di apprendimento e non una causa di infortunio: il primo passo per proteggere il proprio personale e costruire un ambiente di lavoro resiliente e produttivo.