Il welfare aziendale è diventato uno strumento strategico per le organizzazioni che investono sul benessere delle persone.
Il motivo è semplice: il solo stipendio non basta più a rendere un’azienda attraente per potenziali candidate e candidati.
Secondo l'Osservatorio Welfare di Edenred, circa l’87% dei lavoratori considera la presenza di piani di welfare un fattore molto rilevante nella retention delle persone.
Questo dato ci dimostra che, oggi, le aziende devono impegnarsi per garantire il benessere organizzativo se vogliono avere successo, attrarre e trattenere i migliori talenti.
Approfondiamo in questo articolo come funziona il welfare aziendale e quale legame ha con il wellbeing.
1. Cos’è il welfare aziendale
Il welfare aziendale rappresenta l’insieme di iniziative, benefit e servizi o contributi monetari di vario genere, che un’azienda mette spontaneamente a disposizione dei propri collaboratori.
Si tratta quindi di un sistema pensato per migliorare il benessere sul posto di lavoro e la qualità della vita sia in ambito professionale che personale: due aspetti su cui le nuove generazioni pongono sempre più attenzione.
Le aziende possono offrire un supporto concreto attraverso il welfare in diversi ambiti chiave:
- salute fisica, grazie a coperture sanitarie integrative, o convenzioni con strutture sportive;
- mobilità, attraverso buoni carburante, l’auto aziendale, o agevolazioni per i mezzi pubblici e l’acquisto di biciclette;
- eventi culturali e tempo libero, tramite abbonamenti per i musei, incentivi alla formazione o convenzioni per viaggi ed esperienze;
- famiglia, che può essere supportata dalla flessibilità, dall’assistenza all’infanzia, dai congedi parentali e da altre forme di sostegno;
- salute mentale, favorendo l’incontro tra collaboratori e professionisti del settore.
Il welfare aziendale è quindi un ampliamento della tradizionale retribuzione che, seppur fondamentale, non è più sufficiente per attrarre e trattenere le persone in azienda.
Oggi, infatti, offrire uno stipendio adeguato non basta più: le persone sono sempre più attente al proprio wellbeing e valutano con crescente interesse ciò che l’azienda offre in termini di benessere.
Il welfare aziendale è quindi un ampliamento della tradizionale retribuzione che, seppur fondamentale, non è più sufficiente per attrarre e trattenere le persone in azienda. Tuttavia, non è previsto per tutti i contratti.
Per le aziende che fanno uso del CCNL metalmeccanico (come De Nora), il welfare è un elemento previsto da contratto. Un vantaggio rispetto ad altri settori dove resta facoltativo: chi opera nel commercio, per esempio, non è detto che ce l’abbia poiché la misura è a discrezione delle aziende.
Non solo: il rinnovo del CCNL metalmeccanico firmato a novembre 2025 ha previsto delle integrazioni al rialzo, ad esempio i cosiddetti “flexible benefit” che sono stati portati da 200 a 250 euro annui, e l’aumento dei permessi retribuiti (passati da 5 a 7 giorni all’anno per ogni lavoratore).
1.1 Quale legame esiste tra welfare e benessere organizzativo?
Il benessere organizzativo, o corporate wellbeing, riguarda tutto ciò che l’azienda può fare per migliorare lo “stare bene” dei propri collaboratori. Non si tratta solo di salute fisica, ma di equilibrio psicologico e qualità delle relazioni all’interno e all’esterno del contesto lavorativo.
In questo scenario, il welfare aziendale si inserisce come uno strumento strategico e concreto che consente alle organizzazioni di prendersi cura in modo olistico dei propri collaboratori, supportandoli in tutte le dimensioni del benessere.
Il benessere diventa quindi un valore condiviso e, attraverso questi investimenti mirati, le aziende generano valore migliorando la qualità della vita lavorativa e rafforzando anche il senso di appartenenza, la motivazione e la fiducia.
2. A ogni azienda (e persona) il suo welfare
Sempre più persone scelgono dove lavorare e dove restare in base alla capacità dell’organizzazione di prendersi cura del loro benessere.
Questo cambiamento di prospettiva è particolarmente evidente tra le nuove generazioni: il Workmonitor Pulse Survey 2025 di Randstad mostra come il 62% dei lavoratori appartenenti alla Gen Z preferirebbe un posto di lavoro con uno stipendio più contenuto e maggiori benefit, anziché il contrario.
Anche lo studio “Lo stato dell’arte del Wellbeing aziendale 2025” condotto da Wellhub dimostra l’importanza crescente del wellbeing in azienda.
Secondo la ricerca, l’85% delle persone attribuisce all’organizzazione il compito di contribuire al proprio benessere e l’89% del campione afferma che, nella ricerca di un nuovo impiego, considera solo le aziende che mostrano un interesse trasparente e concreto verso il benessere organizzativo.
Naturalmente, quando si parla di wellbeing è difficile circoscriverne gli elementi più importanti: ogni generazione e ogni individuo ha necessità, priorità e aspettative uniche.
Per strutturare un welfare aziendale, proprio perché questo nasce per rispondere ai bisogni dei collaboratori, ogni azienda deve prima di tutto comprendere ciò che è importante per chi vive l’organizzazione ogni giorno.
Sempre secondo lo studio di Wellhub, i Millennials considerano molto rilevante l'assistenza all’infanzia, mentre i Boomer tendono a privilegiare il supporto sanitario rispetto ad altre tipologie di assistenza.
Ecco perché, quando si parla dell’efficacia del welfare aziendale, è fondamentale associarlo al concetto di benessere e capire quale declinazione questo termine assume per le persone che compongono un’azienda.
Benessere e welfare aziendale vivono quindi un legame davvero stretto.
Oggi, pensare al benessere dei propri collaboratori è una priorità strategica per le aziende che vogliono apparire attrattive sia all’esterno che all'interno e l’insieme di benefit, agevolazioni e supporti economici inclusi dal welfare risponde in modo concreto a questo bisogno.
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