Quando si parla di benessere psicologico e mondo del lavoro, è facile cadere nei cliché della gestione dello stress, del movimento o della meditazione.

Questo perché il disagio è spesso considerato un problema solo individuale, e come tale da risolvere singolarmente.

La realtà è più complicata e più interessante. Perché il benessere psicologico di chi lavora dipende in misura significativa dal contesto in cui lavora. E il contesto lo costruisce l’azienda.

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1. Cosa intendiamo quando parliamo di benessere psicologico

Parlare di benessere psicologico sul lavoro non significa parlare di felicità, o di assenza di difficoltà. È qualcosa di più preciso: riuscire ad affrontare le giornate lavorative senza che queste consumino in modo sistematico le energie e il senso di sé.

Questo benessere si manifesta in segnali concreti: tornare a casa senza sentirsi sopraffatti, riuscire a dormire senza portarsi a letto i pensieri del lavoro, sentire che il proprio operato ha un senso, anche nelle giornate più pesanti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che depressione e ansia legate al lavoro costino all’economia globale circa 1.000 miliardi di dollari l’anno. Un dato che fa riflettere.

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2. I fattori che incidono davvero sul benessere psicologico

Numerose ricerche sul benessere psicologico a lavoro hanno identificato alcuni fattori (oltre all’ambiente sereno) che incidono sulla possibilità di sentirsi psicologicamente a proprio agio nello svolgimento delle proprie attività.

Quali sono gli aspetti a cui dovresti fare attenzione?

2.1 La chiarezza su cosa ci si aspetta da te

Sapere con precisione cosa devi fare, entro quando, e secondo quali criteri verrà valutato il tuo lavoro riduce in modo significativo lo stress. Non perché il lavoro diventi più facile, ma perché toglie quella forma di ansia sottile che nasce dall’incertezza: sto facendo la cosa giusta? Sto facendo abbastanza?

Le aziende che lavorano su questo con indicazioni chiare, obiettivi definiti, feedback regolari fanno già molto per il benessere delle proprie persone.

2.2 L’aderenza delle tue mansioni rispetto alle tue competenze professionali

La mancata continuità tra le competenze che hai costruito in anni di studio e quello che finisci per fare ogni giorno, può generare frustrazione.

Poter applicare concretamente ciò che si è imparato, svolgendo attività di propria competenza, vedere le proprie capacità riconosciute, e sapere che il tuo lavoro contribuisce sia alla crescita professionale sia ai risultati dell'azienda cambia la percezione del tuo valore e la motivazione, ed è per questo molto importante.

2.3 Il rapporto con chi ti coordina

La qualità del rapporto con il proprio responsabile diretto incide sul benessere psicologico più di qualsiasi benefit.

Non si tratta di avere un capo “simpatico”: si tratta di lavorare con qualcuno che dà riscontri onesti, che valorizza il lavoro fatto, che non scarica la pressione verso il basso quando le cose vanno storte. Formare chi ha responsabilità di coordinamento su questi aspetti è una delle leve più efficaci che un’azienda ha a disposizione. Per un approfondimento, puoi leggere anche “Che cos’è la leadership partecipativa? L’esempio di De Nora”.

2.4 Il poter dire come stai

In molti ambienti di lavoro, ammettere di essere in difficoltà è ancora percepito come un rischio. Si teme di essere percepiti come meno affidabili, meno solidi o non all’altezza. Così il disagio viene trattenuto e problemi inizialmente risolvibili si trasformano in situazioni più serie e complesse. Le organizzazioni che riescono a creare cultura e spazi in cui le persone possano segnalare un momento di difficoltà senza conseguenze, intercettano i problemi prima che diventino crisi.

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3. Cosa può fare concretamente un’azienda per il tuo benessere psicologico

Alcune aziende hanno introdotto l’accesso a supporto psicologico riservato (ad esempio colloqui con professionisti esterni, attivabili in modo volontario e confidenziale). Questa attività manda un messaggio preciso: occuparsi della propria salute mentale è normale, non è un segnale di debolezza.

Altre lavorano sulla flessibilità degli orari, sulla cultura agile, sulla possibilità di avere un margine di controllo sulla propria giornata. Piccole cose che, sommate, cambiano la percezione di quanto si è padroni del proprio tempo.

Altre ancora investono sulla formazione di chi coordina i team: non solo competenze tecniche, ma capacità di ascolto, gestione del conflitto, riconoscimento del lavoro fatto.

È anche con queste azioni che l’azienda supporta il tuo benessere psicologico. Nessuna organizzazione è perfetta su tutti i fronti, ma alcune lavorano per fare la differenza.

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