Ogni volta che una persona opera in ambienti a rischio senza protezioni adeguate, si espone a enormi rischi.

Secondo i dati dell’ILO, 2,93 milioni di lavoratori muoiono ogni anno a causa di fattori legati al lavoro.

Fra le cause ci sono sia fatalità imprevedibili, ma anche decisioni operative volontarie: omettere il casco per il caldo, rimuovere i guanti per maggiore destrezza o la mascherina filtrante.

Questi dispositivi rappresentano l’ultima barriera fisica tra l’operatore e i fattori di rischio. Capire quali sono i principali e come verificarne la conformità è una competenza necessaria per operare al meglio in un impianto.

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1. Quali sono i principali dispositivi di protezione individuale

Quando si tratta di attivare delle misure di prevenzione sul lavoro, l’azienda ha una responsabilità cruciale nel fornire la giusta protezione. Quali sono i principali dispositivi di protezione individuale?

- Protezione del capo

Il casco di protezione è progettato per assorbire l’energia di un impatto, proteggendo il cranio da caduta di oggetti, urti contro ostacoli fissi e, in alcuni casi, contatti elettrici o schizzi di metallo fuso. I caschi si dividono in:

    • elmetto di protezione: dotati di calotta rigida e bardatura interna per ammortizzare gli urti;
    • copricapo antiurto: proteggono solo da urti contro oggetti fissi (ad esempio per le linee di assemblaggio basse), ma non dalla caduta di oggetti.
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- Protezione dell'udito

L’esposizione prolungata a rumori superiori agli 80-85 dB danneggia irreversibilmente le cellule ciliate dell’orecchio. La scelta della protezione dipende dal livello di attenuazione necessario e dalla compatibilità con altri DPI. Esistono ad esempio:

    • inserti auricolari (tappi): in schiuma espansa o silicone che si inseriscono nel condotto uditivo;
    • cuffie: coprono interamente il padiglione auricolare, ideali per esposizioni intermittenti o molto rumorose.

- Protezione di occhi e viso

Gli occhi sono vulnerabili a tre tipi di rischio: meccanico (schegge), chimico (schizzi) e ottico (radiazioni UV/IR). Le protezioni includono:

    • occhiali a stanghetta: protezione base contro impatti frontali a bassa energia;
    • occhiali a mascherina: aderiscono al volto sigillando la zona oculare - essenziali contro polveri fini, gas e schizzi chimici;
    • visiere: proteggono l'intero volto. Fondamentali per rischi di arco elettrico o proiezione di metalli fusi.
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- Protezione delle vie respiratorie

Questi dispositivi filtrano l’aria contaminata o forniscono aria pulita da fonte esterna. Troviamo ad esempio:

    • mascherine facciali filtranti (FFP1, FFP2, FFP3): monouso o riutilizzabili, che proteggono esclusivamente da particolato (polveri, fumi, nebbie);
    • semimaschere e maschere pieno facciale: utilizzano filtri intercambiabili specifici per gas (carboni attivi) o combinati (gas e polveri);
    • auto-respiratori: isolano l’operatore dall’ambiente esterno in caso di carenza di ossigeno o inquinanti ad altissima tossicità.

 

- Protezione delle mani

Le mani sono la parte del corpo più esposta agli infortuni (tagli, abrasioni, ustioni chimiche purtroppo sono all’ordine del giorno). I guanti sono classificati in base alla normativa EN[CD1] specifica e rispettano diverse categorie di rischio:

    • rischio meccanico (EN 388): resistenza ad abrasione, taglio da lama, strappo e perforazione;
    • rischio chimico (EN 374): barriera contro la permeazione di specifiche sostanze chimiche;
    • rischio termico (EN 407): protezione da calore per contatto, convettivo o radiante.

 

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- Protezione dei piedi

Le calzature di sicurezza non servono solo a evitare lo schiacciamento delle dita, ma prevengono scivolamenti e perforazioni. Sono composte da:

    • puntale rinforzato, che esiste a un impatto di 200 Joule (caduta di circa 20kg da 1 metro);
    • suola anti-perforazione, con una lamina (metallica o tessile) che impedisce a chiodi o vetri di penetrare la suola;
    • suola antistatica e antiscivolo, fondamentale in ambienti con oli, grassi o rischio di atmosfere esplosive.
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2. I rischi di non indossare i DPI

I numeri globali dell’ILO dicono che il costo economico complessivo della “non sicurezza” ammonta al 4% del PIL mondiale.

I DPI non sono l’unica variabile in gioco, ma la loro assenza o uso scorretto è uno dei fattori più documentati nelle analisi degli incidenti.

Il caso degli occhi è emblematico. Il NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) stima che ogni giorno circa 2.000 lavoratori negli USA subiscano lesioni oculari che richiedono cure mediche. La protezione corretta potrebbe prevenire o ridurre la gravità del 90% di questi casi.

Eppure, un’indagine del Bureau of Labor Statistics ha rilevato che quasi 3 lavoratori su 5 con lesioni agli occhi non indossavano alcuna protezione al momento dell’incidente. Il motivo più frequente? Credevano che non fosse necessaria per quella situazione specifica.

Il World Risk Poll 2024 di Lloyd’s Register Foundation, sviluppato in collaborazione con l’ILO su dati raccolti in 142 paesi, conferma che circa 1 lavoratore su 5 nel mondo dichiara di aver subito danni fisici dal proprio lavoro negli ultimi due anni. Una percentuale rimasta sostanzialmente invariata dal 2019 a oggi.

2.1 Il caso italiano

In Italia, secondo gli ultimi dati INAIL disponibili, gli infortuni sul luogo di lavoro nel primo quadrimestre del 2025 sono diminuiti dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Gli incidenti con esito mortale, però, sono aumentati del’1,5%.

E una delle cause è legata all’uso errato dei DPI, o addirittura a una loro assenza.

Sempre secondo il rapporto Infor.MO, invece, sul totale del 7,7% dei casi con esito mortale per l’uso scorretto dei DPI:

  • il 40,6% è stato dovuto a una mancanza dell’azienda nel fornire una dotazione di sicurezza adeguata;
  • nel 37,5% dei casi, la persona in questione non indossava DPI di propria volontà;
  • nell’8,4% dei casi, i dispositivi di sicurezza non erano stati utilizzati correttamente.

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Che si guardi ai dati globali o a quelli italiani, il messaggio è lo stesso: la lotta contro gli infortuni sul lavoro non può prescindere da un impegno congiunto e rigoroso, che garantisca la corretta fornitura, l’obbligo di utilizzo e l’efficace addestramento sui DPI. Ogni “leggerezza” trasformata in sicurezza attiva è una vita che non finisce in una statistica.

3. Come capire se un dispositivo di protezione individuale è a norma

Indossare correttamente i dispositivi di sicurezza è fondamentale, ma c’è un’altra cosa che le persone possono fare per assicurarsi di lavorare in condizioni di sicurezza: saper riconoscere se la dotazione è a norma.

Generalmente, l’azienda è obbligata a fornire dispositivi di protezione adeguati, ma è comunque utile essere certi che sia così.

Il primo e più importante elemento da verificare è la marcatura di conformità.

In Europa è indicata dal marchio CE, che attesta la conformità ai requisiti essenziali di salute e sicurezza stabiliti dal Regolamento (UE) 2016/425. La marcatura deve essere visibile e indelebile sul prodotto o sulla sua etichetta.

 

 

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La marcatura varia a seconda della regione in cui ci si trova: per esempio, nell'Unione Economica Eurasiatica è l'EAC (Eurasian Conformity); in Cina è il CMA (China Metrology Accreditation); negli Stati Uniti esistono l'OSHA (Occupational Safety and Health Administration) e il CPSIA (Consumer Product Safety Improvement Act).

Sull’etichetta europea deve esserci anche:

  • il riferimento alle norme tecniche, come la UNI EN ISO 20345 per le calzature, o la EN 388 per i guanti, che specificano determinate performance di protezione;
  • l’identificazione del fabbricante e del modello: il nome del produttore e l'identificativo del modello deve apparire sull’etichetta per una questione di tracciabilità;
  • nel caso vengano usati dispositivi salvavita appartenenti alla categoria 3, è bene verificare che la Marcatura CE sia seguita dal numero di identificazione dell'Organismo Notificato (un codice di quattro cifre) che ha eseguito le verifiche sul prodotto.

In ultimo, ogni DPI deve essere accompagnato da un libretto in lingua italiana (la nota informativa) che fornisce informazioni sull’uso, sulla manutenzione e sulla vita utile.

Se queste informazioni non sono presenti, il DPI potrebbe non essere a norma: meglio non utilizzarlo e avvertire il proprio responsabile.

La sicurezza è un lavoro di squadra: l’azienda è chiamata a fornire linee guida e strumenti, ma anche le singole persone devono fare la propria parte per prevenire infortuni. E questo impegno comprende l’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuali. Conoscere la funzione di un DPI, o saper verificare se la dotazione è a norma, è la competenza che distingue un operatore professionista. Quando la tecnologia certificata incontra la consapevolezza individuale, il rischio di incidente cala drasticamente.

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